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Il paese sembra aggrapparsi al fianco del Monte Casteddu, fitto di rocce e di boschi di lecci e di querce da sughero; è lastricata di granito la strada principale, sulla quale si affacciano case non prive di decoro, e sono strette e ripide le strade che partono dai suoi lati; grandi massi di granito traforati da tafoni sono stati posti, ad accogliere i visitatori, ai limiti estremi dell'abitato. Lungo la strada principale sorge la Basilica di Nostra Signora di Luogosanto, che gode dello stesso privilegio accordato alle grandi basiliche romane: ogni sette anni, in occasione della festa della Natività di Maria (8 settembre), viene aperta una porta murata posta sulla facciata. Al santuario, costruito nei primi anni del Duecento e in seguito sottoposto a parziali rifacimenti, è strettamente legata la storia di Luogosanto, che ebbe un corso duplice. Intorno alla chiesa sorse il borgo medioevale, che in seguito andò decadendo fino scomparire del tutto fra la fine del Quattrocento e l'inizio del secolo successivo. Rimase integra la basilica che continuò ad attirare un gran numero di fedeli che per gradi si andarono insediando stabilmente li intorno. Nacque così il nuovo paese, che aveva 240 abitanti nel 1881, 900 nel 1921 e più di mille nel 1936. Molto vasto il territorio, dalla orografia tormentata, nel quale sono molti i luoghi suggestivi e di grande interesse.
A pochi chilometri dall'abitato, al centro di un parco naturale, vi è la Fonte La Filetta, alla cui acqua si attribuiscono qualità terapeutiche. A lato della strada per Arzachena, si trovano, sopraffatti dalla vegetazione, i resti di quella che viene chiamata la Reggia, o anche il Castello, dire Baldu, e che in realtà era una residenza di campagna dove nel Duecento soggiornò il giudice di Gallura Baldu. Dell'antica costruzione restano soltanto tre muri perimetrali, una scalinata esterna e la porta d'ingresso. Non sono lontane le rovine di un altro castello, quello di Balaiana, costruito tra il 1000 e il 1100, e nel quale pare abbiano dimorato due giudici di Gallura, Torchitorio de Zori e Comita Spano. Poco più in basso, e collegata ai ruderi da un camminamento di pietra, è la piccola Chiesa di San Leonardo, che del castello fu forse la cappella. Altamente suggestiva è la piccola chiesa rupestre di San Trano, delle cui strutture fanno parte le rocce stesse affioranti dal suolo. Da un masso di granito è costituito, all'interno, anche l'altare. La piccola chiesa, secondo la tradizione, fu costruita, forse nel 1230, intorno alla grotta nella quale i frati francescani trovarono il corpo dell'eremita Trano, in seguito santificato, che qui visse intorno alla metà del VI secolo d.c. insieme ad un altro anacoreta, Nicolò.







Chiesa di San Leonardo

La suggestiva chiesa romanica di San Leonardo, fu eretta nella seconda metà del XII secolo ai piedi del castello di Balaiana, di cui fu la cappella palatina. La chiesetta domina dalla sommità di un colle un paesaggio ondulato dai vasti orizzonti, con il quale la semplice fabbrica in conci di granito non perfettamente squadrati si fonde in modo armonioso. La facciata liscia e nuda è interrotta soltanto da una finestrella cruciforme, mentre l'unico ingresso si apre sul fianco sinistro dell'edificio. Altro elemento caratterizzante è il tetto, formato, anziché da tegole, da pietrame granitico. La chiesa e il vicino castello, che ospitò in età medievale alcuni giudici di Gallura e fu poi quasi interamente distrutto nel 1442 da Alfonso d'Aragona, sono stati restaurati di recente.




Chiesa di San Trano

La Chiesa di San Trano fu eretta nel XIII secolo (forse intorno al 1230) in blocchi di granito che, secondo una tecnica costruttiva allora in voga, hanno letteralmente inglobato e assorbito architettonicamente la spelonca in cui sarebbero state rinvenute, secondo una leggenda, le spoglie dell'eremita Trano, vissuto qui intorno al 500 d.c. insieme con un altro anacoreta, Nicolò. Vuole la tradizione che appunto alla lunga permanenza nella spelonca dei due pii eremiti La contrada di Luogosanto debba il suo nome. All'interno della chiesa, dove l'altare stesso è costituito da un masso granitico, si nota anche una roccia di granito nero, nota come Petra di farru (Pietra di ferro).


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