© Contributi (provincia di Sassari) Itinerari

Posto sul confine orientale dell'Anglona (le sue terre confinano, ad est, con quelle di Bortigiadas e, per un breve tratto, con quelle di Tempio), dalla terrazza su cui si distende Perfugas guarda sulle valli percorse dal Coghinas e dai suoi affluenti. Ha intorno una regione collinare alla quale l'abbondanza d'acqua non ha dato grande ricchezza. Nella seconda metà dell'Ottocento una società genovese vi tentò la coltivazione del tabacco su un'estensione di oltre un migliaio di ettari, ma in breve tempo fu costretta a desistere. In seguito, nei primi decenni del Novecento, nelle zone più fertili delle campagne sorsero piccoli nuclei abitati che diedero vita a modeste imprese contadine. Il centro di Perfugas, raccolto intorno alla vecchia strada che collegava Sassari con Tempio, ha una bella chiesa parrocchiale intitolata a Santa Maria degli Angeli che, costruita nel Cinquecento in stile gotico-aragonese, subì modifiche rilevanti due secoli più tardi. Vi si conserva un'importante opera cinquecentesca, il retablo di San Giorgio di un pittore anonimo che si ispirava al "Maestro di Ozieri".
Alla periferia del paese restano anche i ruderi (l'abside e il portale d'accesso all'antico sagrato) della chiesa romanica di Santa Maria, costruita nel 1160. Al centro dell'abitato, di fronte alla chiesa parrocchiale, si trova un monumento d'età nuragica di grande interesse, il pozzo sacro detto "Predio Canopoli" scoperto casualmente nel 1923 nell'area di un giardino privato. Il territorio di Perfugas è sorprendentemente ricco di testimonianze della presenza umana in età lontanissime. Nella regione alluvionale fra il Rio Altana e il Rio Anzos sono stati trovati, in anni recenti, utensili di selce scheggiata con la percussione diretta su un incudine che hanno permesso agli studiosi di retrodatare di almeno 150.000 anni la presenza dell'uomo in Sardegna, facendone risalire i primi esempi, non all'età neolitica (6000 a.c.), come s'era sempre creduto, ma al Paleolitico inferiore, quindi a un'età compresa fra i 350.000 e i 100.000 anni fa. Vengono attribuite alla "Cultura di Ozieri" (Neolitico recente: 3500 - 2700 a.c.) le 16 domus dejanas di Niedda, non lontane dalla frazione di Modditonalza.
Non è lontana dalle domus dejanas di Niedda una fonte nuragica, monumento dedicato al culto delle acque non frequente in Sardegna. A pianta ellittica, ha il prospetto lungo 5 metri composto da quattro file di blocchi di pietra squadrati con cura. All'interno ha una canaletta destinata a raccogliere l'acqua della vena sorgiva e una rozza scaletta. Di natura diversa, ma di non minore interesse, sono gli abbondanti resti di foresta fossile in parte ancora interrati, che si trovano lungo l'argine del Rio Altana. Un consistente patrimonio di reperti archeologici trovati nel territorio, come anche di avanzi della Foresta pietrificata, corredato di fotografie, didascalie, pannelli, è ordinato nel Museo archeologico e paleobotanico di Perfugas, recentemente sottoposto a lavori di restauro.







Chiesa di San Giorgio

La chiesa gotico aragonese di San Giorgio fu edificata tra il XV e il XVI secolo in trachite rossa, con caratteristica ampia facciata a capanna decorata da rosone e archetti trilobi. L'interno ad una navata con arconi a sesto acuto, ospita il retablo di San Giorgio, che si inscrive nella tradizione figurativa della prima metà del Cinquecento in Sardegna. Si ritiene che i retabli o le pale d'altare coincidano nella realizzazione con i periodi direttamente legati alle epidemie di peste in quanto sono l'espressione di una grande paura che si impossessava degli animi. Nel primo registro in basso del basamento si ravvisano San Paolo e , verso sinistra, Sant'Antonio da Padova e San. Francesco, mentre San Pietro risulta mancante; in alto, da sinistra a destra, compaiono i santi Ambrogio, Gregorio, la Madonna con il Figlio morto, Gerolamo e Agostino. Sovrasta quest'ampia predella una serie di scene che, da sinistra a destra illustrano l'Annunciazione, San Giorgio e il drago, San Gavino a cavallo e la Visitazione. Nella fascia superiore, partendo sempre da sinistra, si innestano la Natività, l'Adorazione dei Magi, la Presentazione al tempio e la Resurrezione; nell'ultimo livello la Pentecoste, l'Ascensione, la Sacra Famiglia con Sant'Anna, l'Assunzione, l'incoronazione della Vergine e, al colmo, la Crocifissione. Ai lati della nicchia si scalano sei figure di santi, tre per parte, tra cui gli evangelisti; lungo i polvaroli oltre a santi e sante talvolta di difficile identificazione, non avendo sempre gli attributi di riconoscimento, eccezione fatta Santa Barbara e Santa Agnese, si ravvisano a sinistra San Giovanni Battista, Sant'Andrea, Santa Tomasa e San Bartolomeo; a destra il busto del committente, San Giovanni, San Rocco, San Michele Arcangelo.
Nella nicchia centrale, scultura lignea policroma raffigurante San Giorgio che presenta caratteri tipici dell'opera vernacolare estrinsecata dall'ingenuità espressiva, dalla rigidezza dei gesti e dalla semplicità dei piani. Dopo un lungo intervento restaurativo, e la conseguenziale assenza dell'opera per circa quaranta anni da Perfugas, dal 1995 le tavole del polittico, per motivi si sicurezza e climatici, sono state ricollocate in un apposito ambiente annesso alla chiesa parrocchiale. Il Retablo di San Giorgio per comprensibili ragioni di sicurezza, è custodito all'interno della parrocchiale di Santa Maria degli Angeli, in una cappella laterale, appositamente allestita. Si tratta di uno degli esempi più fulgidi, fra quelli rimasti intatti nell'isola, di questo particolare genere di opera d'arte, dove pittura e intaglio del legno sembrano rivaleggiare in sontuosità sfavillante. La complessa struttura a telaio gotico è divisa in cinque zone verticali, per un totale di 51 dipinti. Opera di un artista anonimo del XVI secolo, che certamente conobbe e assorbì la lezione del cosiddetto Maestro di Ozieri, il retablo è stato di recente restituito al pubblico dopo un restauro lunghissimo e complesso, che lo ha tenuto per circa trent'anni lontano dall'osservazione degli studiosi. Per questa ragione il dipinto è ancora in attesa di una sistemazione critica adeguata.




Pozzo Nuragico Predio Canopoli

Si tratta di un piccolo pozzo nuragico che fu casualmente scoperto nel 1923 nell'area di un giardino privato (il nome di Predio Canopoli deriva appunto da quello del proprietario del fondo) e che costituisce un raffinato esempio di architettura risalente forse alla prima Età del ferro. Il tempio, in buono stato di conservazione, comprende un'area rettangolare con sedili laterali e un altare per le offerte, e il pozzo, del diametro di circa 2 metri, cui si accede scendendo 8 gradini. Il tutto è realizzato in pietra calcarea bianca. All'esterno un paramento in conci perfettamente squadrati muniti di due bugne per ogni concio. Accanto al santuario si eleva un muro in pietra vulcanica. Nelle immediate adiacenze una struttura di forma rettangolare, anch'essa probabilmente a carattere sacro. Attorno al tempio si notano resti di insediamenti abitativi di epoca nuragica e romana.




Domus de janas e Fonte nuragica di Niedda

Nella frazione di Modditonalza su una strada ai cui lati sono disseminate, disperse nella campagna e in parte nascoste dalla vegetazione, 16 domus de janas risalenti al Neolitico recente (3500-2700 a.c.), alcune delle quali ancora interrate e non visitabili. Dal punto di vista morfologico queste tombe presentano tutte un impianto a T con un corridoio d'ingresso che conduce alla camera principale dell'ipogeo. All'esterno di una delle domus sono scolpite delle protomi taurine, simbolo della forza riproduttrice della natura. Nei pressi delle tombe è un monumento di ancor maggiore interesse: un raro esempio di fonte sacra di epoca nuragica, dedicata al culto delle acque. La costruzione, scoperta nel 1980, presenta una pianta ellittica, con il prospetto principale lungo circa cinque metri e composto di quattro file di blocchi perfettamente squadrati e decorati con due bugne sporgenti per blocco. All'interno si compone di una canaletta di tufo trachitico, atta a raccogliere l'acqua della vena sorgiva, e di una rozza scaletta.




Museo archeologico e paleobotanico

Al centro dell'abitato, si trova l'importante museo, che raccoglie le testimonianze archeologiche di uno dei territori comunali più ricchi di monumenti prenuragici e nuragici del Nord Sardegna, cui si aggiungono materiali di epoca romana (il sito dell'attuale Perfugas coincide forse con quello dell'insediamento romano di Erucium). Ma la peculiarità di questo museo consiste soprattutto negli splendidi reperti paleolitici e paleobotanici esposti nelle sue sale. Questi ultimi consistono in tronchi d'albero silicizzati, spesso trasformatisi, per un processo di mineralizzazione, in agata e calcedonio. I fossili vegetali provengono dalla foresta pietrificata dell'Anglona, risalente ad un'epoca compresa fra i 25 e i 15 milioni di anni fa. Tra tutti i reperti esposti svettano per importanza alcuni strumenti e utensili in selce scheggiata di tipo "clactoniana" (da Clacton-on-Sea, nella regione inglese dell'Essex), resi taglienti con la tecnica di percussione diretta su incudine. Fino a non molti anni fa si era infatti convinti che l'uomo fosse presente in Sardegna solo a partire dal Neolitico (8000 a.c.). Il ritrovamento di questi utensili nella regione alluvionale tra Riu Altana e Rio Anzos, presso Perfugas, ha spostato la data ben più a ritroso, fino al Paleolitico inferiore (450.000-120.000 anni fa).


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