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Dei secoli felici Porto Torres conserva testimonianze di grande rilievo, prima fra tutte quella costituita dalla Basilica intitolata ai tre martiri turritani Gavino, Proto e Gianuario, il più importante monumento romanico della Sardegna, si parla infatti della chiesa di San Gavino. D'importanza non minore i resti della città romana Turris Libisonis. In particolare, alla periferia della città, vi è, sorprendentemente integro ad onda dei due millenni trascorsi, il Ponte Romano costruito probabilmente in età augustea. |
Nei pressi della stazione ferroviaria si conservano i ruderi di alcuni edifici termali, fra i quali quello detto "Palazzo di Re Barbaro", completamente delimitato da strade lastricate e con ampi saloni: il frigidarium (sala con vasche per il bagno freddo, decorata con mosaici policromi) e i contigui locali dei tepidaria (ambienti con calore moderato) e del calidarium (ambiente caldo). Notevoli i resti di un porticato parzialmente restaurato e di una galleria con volta (criptoportico). |
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| Basilica di San Gavino La Basilica di San Gavino è la più vasta e una delle più interessanti chiese romaniche della Sardegna. Sorta nel secolo XI su un'area cimiteriale pagano-paleocristiana è priva di facciata. All'inizio del Duecento subì interventi di non poco rilievo: ne fu aumentata la lunghezza e la facciata originaria fu sostituita da due absidi contrapposte. Sia nella pianta che nell'alzato e nelle parti decorative, rivela l'adesione fedele ai più schietti modelli della coeva architettura pisana. Presenta il paramento esterno in conci di calcare animato dalla ritmica successione di arcature e strette monofore; nel fianco nord, che si affaccia sullo slargo detto atrio Comita circondato da suggestive case seicentesche appartenenti un tempo alle confraternite, si apre un portale marmoreo con lunetta decorata da bassorilievi romanici con Scene di caccia ricomposti alla fine del Quattrocento; al fianco un altro portale gigliato in calcare, in stile gotico-catalano (fine XV secolo), simile ai due che si aprono sul lato sud, di cui uno monumentale gemino. |
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L'interno a pianta basilicale a tre navate ritmate
da colonne monolitiche di spoglio e pilastri, vede la copertura della
navata principale a capriate e quelle delle navate secondarie a volte
a crociera. Anche i capitelli provengono da fabbriche di età
imperiale tranne quelli decorati con coppie di colombi che provengono
probabilmente dal sacello cruciforme del V secolo i cui resti venivano
scoperti nel 1614, allorché l'arcivescovo di Sassari Gavino Manca
Cedrelles, faceva eseguire scavi per rinvenire le reliquie dei tre martiri
turritani Gavino, Proto e Gianuario, patroni della città. Ai
tre santi sono dedicate anche le due chiesette campestri, quella di
San Gavino a Mare e quella di Santa Maria di Balai, costruite nel 1850
sulle alte rocce calcaree che si affacciano sul mare ad est della città.
Entrambe sono di struttura elementare ed hanno i muri candidi intonacati
a calce. La prima fu eretta, appena fuori della città, nel luogo
in cui, si dice, siano stati ritrovati i corpi dei martiri, mentre nella
seconda (chiamata anche "Santu Bainzu Iscabiddatu") |
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Colonia romana di Turris Libisonis
A dimostrazione che effettivamente tutte le strade portano, o almeno portavano, a Roma, quelle che confluivano a Turris, interrotte temporaneamente dal mare, riprendevano a Ostia, un paio di centinaia di miglia più ad est, dove le derrate agricole imbarcate qui venivano scaricate per essere trasportate nell'Urbe. A Ostia, infatti, esisteva una sede di commercianti di Turris, testimoniata da un mosaico dove si fa menzione dei navicularii turritani, che contribuivano con le loro navi cariche di grano all'approvvigionamento alimentare di Roma. Dall'importanza del suo porto possiamo logicamente dedurre l'estensione della città, certo tutt'altro che modesta per l'epoca e per i livelli demografici della Sardegna. Non una metropoli, ma senza dubbio una popolosa città rivierasca, cui Roma concesse, forse fin dai tempi di Giulio Cesare, lo statuto di colonia romana, con propri magistrati elettivi. Di questa grande città rimangono tracce notevoli, anche se quello che è stato riportato alla luce è certamente ben poco rispetto a quanto è sepolto sotto i molteplici strati delle epoche successive. In particolare, nei pressi della stazione ferroviaria, si conservano i resti di diversi edifici termali, il più imponente dei quali è il cosiddetto "Palazzo di Re Barbaro". |
| Il Ponte Romano
Il ponte romano faceva parte di una strada, di vitale importanza, che collegava il porto |
| Necropoli di Su Crucifissu Mannu Su Crucifissu Mannu è la più importante fra le innumerevoli necropoli a domus de janas. Sparse su un tavolato calcareo pianeggiante vi sono oltre venti tombe, prevalentemente del tipo a pozzetto, ma alcune anche a dromos, precedute cioè da un lungo corridoio d'accesso. Di particolare interesse la tomba XVI, nel settore sud-occidentale della necropoli, che al momento della scoperta (avvenuta casualmente negli anni 50) si presentava ancora chiusa dall'apposita lastra di pietra e dunque intatta, il che ha consentito, oltre al reperimento di abbondante materiale fittile, una perfetta ricostruzione della sovrapposizione degli strati. |
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In questa e in altre tombe (ad esempio la III e la XV) è venuta alla luce una notevole quantità di materiale, sia ceramico sia litico, attribuibile con certezza alle cosiddette genti del Vaso Campaniforme (o, con termine inglese, del Beaker), un affascinante esempio di popolo nomade della preistoria che prende nome dal particolare oggetto di cui si può ben dire, ha riempito l'intera Europa: un bicchiere di ceramica dalla caratteristica ed elegante forma a campana (più largo cioè alla base e alla bocca, svasato invece nella parte centrale), decorato con motivi geometrici disposti a fasce orizzontali. Altri oggetti tipici di questa popolazione di grandi viaggiatori, artigiani, vasai e metallurghi sono i brassard, o guardamano ingegnosi oggetti di pietra e osso che servivano a proteggere il polso dal rimbalzo della corda dell'arco. |
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