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Torre spagnola dell'Isola Rossa
Nel piccolo villaggio di pescatori sorto fra
le belle rocce di granito porfirico dai colori rossastri, di fronte
alla piccola Isola Rossa che dista non più di 400 metri dalla linea
di costa, possiamo trovare un'ulteriore testimonianza delle fitte relazioni,
questa volta pacifiche, fra la Sardegna e l'esterno il villaggio fu
infatti fondato fra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX da famiglie
di pescatori ponzesi che già da vari decenni avevano preso a frequentare
stagionalmente questo pescosissimo tratto di mare, rinomato, oltre che
per le aragoste e per i pesci pregiati, per l'abbondanza di corallo.
Ci troviamo ormai in Gallura, e tutta la Gallura costiera ha conosciuto,
dalla fine del Medioevo fino a tempi molto recenti un destino di spopolamento
e di abbandono dovuto principalmente a due cause la malaria e le incursioni
piratesche.
Questo spiega, da una parte, l'assenza pressoché totale di insediamenti
urbani storici sul litorale (nei 65 chilometri da Castelsardo a Santa
Teresa è questo il solo che s'incontra), dall'altra il fatto che le
attività di navigazione e di pesca, completamente dismesse dai sardi,
siano diventate terreno di conquista di genti venute ancora una volta
da fuori, principalmente liguri e, appunto, ponzesi. Ma questo spiega
anche la presenza, in questo tratto di costa solitario e selvaggio,
battuto dai venti, di una torre ditale imponenza architettonica, per
non dire monumentale. Di torri aragonesi e spagnole è punteggiato l'intero
litorale della Sardegna e un itinerario che volesse toccarle tutte,
l'una dopo l'altra, risulterebbe lungo e faticoso ma certamente spettacolare
come pochi, perché permetterebbe di prendere visione di ogni centimetro
di costa, di ogni scoglio e di ogni increspatura del mare. Infatti questo
sistema di torri (integrato da quelle preesistenti, di costruzione genovese
e pisana) era concepito in modo che l'angolo ottico di ciascuna si sovrapponesse
in parte a quello delle due contigue, con le quali del resto la torre
era in diretta relazione visiva.
Così non c'era tratto di mare che potesse sottrarsi al controllo (come
accade invece oggi in certe zone d'ombra dei radar) e la guardia che
avvistava una nave sospetta poteva comunicare la notizia con un semplice
gesto alle due guardie delle torri vicine, e ciascuna di queste due
ad un'altra, con una fulminea propagazione dell'allarme. Questa torre
dell'Isola Rossa, in particolare, appare più maestosa e di architettura
più accurata di altre perché il piccolo porto naturale del quale sta
a vedetta aveva un'importanza strategica non ordinaria: era infatti
(ed è tuttora) uno dei pochi approdi agevoli su un arco di svariate
decine di miglia e per questa ragione era il punto di sbarco prediletto
da pirati e contrabbandieri. Soprattutto contro le attività di questi
ultimi, che prosperavano sui traffici dalla vicina Corsica, fu eretta
e fortificata la torre: a difesa, si potrebbe ben dire, più che del
territorio sardo, dell'erario spagnolo.
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