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Viddalba, che dalle estreme pendici dette montagne galluresi si affaccia sulla piana del Coghinas, gode di condizioni particolarmente felici che la sua posizione le assicura. Davanti ha una vasta distesa di fertile terra irrigua; a distanza brevissima scorre il fiume, lento ed ampio in questo tratto ormai prossimo alla foce, tanto che con una canoa è possibile risalirlo fino alla spiaggetta di Li Caldani, sfiorata dalle acque termali di Casteldoria, o scendere lungo il suo corso fino alla costa; alle spalle una cerchia di monti, dalle rocce rosse del Monte Ruju (530 metri) alla vetta della Punta Salici (911 metri), che si leva a nord-est, presso il confine con Bortigiadas. Fino al 1975 fu frazione di Aggius, centro dal quale lo dividevano 25 chilometri di strada malagevole. Oggi, divenuto Comune autonomo e affrancatosi da quella scomoda dipendenza, ha legami molto più stretti con l'estremo lembo orientale dell'Anglona (Santa Maria Coghinas è appena di là dal fiume; Codaruina poco più lontano, al centro della piana). I pregi di questi luoghi dovettero essere apprezzati fin dalle età più antiche, poiché intorno a Viddalba restano testimonianze della presenza ininterrotta d'insediamenti umani dall'età neolitica fino al Medioevo.
I romani sfruttarono intensamente le fertili terre della piana e sulla riva del Coghinas, forse presso il luogo nel quale ora sorge il paese, costruirono un porto fluviale. Appena alla periferia del paese, su una breve altura chiamata Monte San Giovanni, si sta preparando l'istituzione di un Parco naturalistico - archeologico: nel luogo. di rilevante interesse ambientale e paesaggistico, vi sono due domus de janas, una delle quali semidistrutta da una cava di pietra, l'altra integra e ancora visitabile. Lì accanto sono visibili i resti di un insediamento romano protetto da strutture murarie. Ai margini del paese, a breve distanza dal Cimitero, sono stati trovati i resti di un villaggio nuragico composto da otto capanne; nello stesso luogo, tra la fine del I secolo a.c. e l'inizio del IV secolo d.c., i romani crearono un loro sepolcreto. Nelle vicinanze, circondata da grandi olivastri centenari, sorge la chiesa medioevale di San Leonardo, a semplice pianta rettangolare, che davanti alla facciata ha un ampio portico. La chiesa, nel tempo più volte rimaneggiata, ha subito negli scorsi decenni un restauro che ne ha pesantemente alterato l'aspetto. In uno spiazzo alla periferia dell'abitato resta, ridotta poco più che un rudere, la chiesa romanica di San Giovanni, costruita alla fine dell'XI secolo in conci di arenaria.
A Viddalba in anni recenti è stato creato un Museo civico archeologico ricco di materiali di grande interesse. Vi sono ordinati i reperti trovati nelle domus de janas e nel villaggio nuragico di San Leonardo, e, in una sezione speciale, quelli recuperati nel sepolcreto romano. Vi sono anche accuratamente illustrati i monumenti medioevali esistenti in quest'area.







Li Caldani

La piccola spiaggia fluviale di Li Caldani situata sulla riva del Coghinas, è circondata da una fitta vegetazione di eucalipti, pini, olivastri e macchia mediterranea con palma nana, La spiaggetta è inserita in un ambiente naturale pressoché intatto, reso particolarmente suggestivo dal rosso acceso delle rocce di Monte Ruiu che si specchiano, appena più a monte, nelle acque del Lago artificiale di Casteldoria. Nelle vicinanze, sulla sponda opposta del fiume proprio ai piedi del Castello dei Doria, in comune di Santa Maria Coghinas, scaturiscono dalla roccia in vari punti le Sorgenti termali di Casteldoria. Le acque termali, dotate di proprietà terapeutiche note fin dall'antichità, raggiungono temperature decisamente elevate (dai 65 ai 75 °C), che rendono un bagno in questo tratto del Coghinas un'esperienza molto piacevole.




Chiesa di San Giovanni

La chiesa di Viddalba non è di granito, ma è interamente costruita in conci di arenaria ben levigati e squadrati. Questo elemento basterebbe da solo, a dispetto dell'importanza del confine geografico segnato dal Coghinas nel tratto terminale del suo corso, ad attribuire la chiesa di San Giovanni al romanico dell'Anglona, che ha solide e ramificate radici, piuttosto che a quello della Gallura che, come si è visto, consiste sostanzialmente nella sola isolata eccezione del San Simplicio di Olbia. Purtroppo di questa bella chiesa, di piccole dimensioni ma di fabbrica elegante e accurata, restano in piedi i soli muri perimetrali e l'abside orientata a sud-est, coperta da una cupola la cui volta era decorata da un affresco ancora in parte riconoscibile. La copertura lignea delle tre navate è invece crollata, anche perché l'edifico fu abbondantemente spogliato nel XIX secolo per fornire materiali ad altre costruzioni.


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