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Sassari, Museo archeologico nazionale G.A. Sanna:
Insieme con quella del Museo nazionale di Cagliari, la collezione archeologica
del Museo Sanna è la più importante e ricca della Sardegna. Posto su via
Roma, in una palazzina ispirata al gusto neoclassico con un grazioso giardino,
il museo fu riordinato negli anni Settanta con forti intenti didattici
e corredato di modellini, tavole cronologiche, grafici e pannelli esplicativi.
La struttura, molto grande, su più piani, comprende una sezione archeologica,
una etnografica (attualmente chiusa) e una pinacoteca. In quest'ultima,
frutto in gran parte di una donazione del mecenate sassarese cui il museo
è intitolato, sono esposti alcuni pregevoli dipinti del XIV-XVIII secolo,
oltre a collezioni di opere più moderne.
La sezione archeologica è naturalmente quella di maggiore interesse. Vi
spicca la sala dedicata interamente all'altare preistorico di Monte d'Accoddi,
straordinario monumento situato a pochi chilometri da Sassari, databile
tra la fine del Neolitico recente e la prima Età del Rame (2700-2400 a.c.)
e simile per struttura alle ziqqurat mesopotamiche. Ricca e suggestiva
la collezione di bronzetti nuragici, provenienti da vari siti sparsi per
tutta la provincia di Sassari (e anche da alcuni nuraghi della provincia
di Nuoro) e altrettanto affascinante quella dei reperti ritrovati nelle
domus de janas. Le due sale di archeologia romana sono a loro volta di
assoluto interesse, anche perché in questo museo veniva raccolto, prima
dell'apertura nel 1984 dell'Antiquarium turritano, tutto il materiale
artistico ed epigrafico proveniente da Porto Torres, cioè dalla colonia
romana di Turris Libisonis. Attualmente un po' sacrificata la sala di
archeologia medievale, della quale è previsto un prossimo ampliamento.
Sorso,
Santuario nuragico di Serra Niedda: Si esce da Sassari lungo la statale
200 per Castelsardo e, raggiunta in una decina di minuti Sorso, si prosegue
per la stessa strada in direzione di Castelsardo fino a incontrare, dopo
circa due chilometri, l'articolata area sacra nuragica di Serra Niedda.
Riportato alla luce da una serie di campagne di scavi effettuate fra il
1985 e il 1988, il Santuario nuragico di Serra Niedda presenta una serie
di strutture, non tutte di facile o sicura interpretazione, la più interessante
delle quali è costituita da un pozzo sacro con camera circolare, cui si
accede scendendo una rampa semicircolare di 14 gradini costruiti in lastre
di calcare, ad eccezione dei tre inferiori, ricavati nella roccia. Il
sito, che attende ancora, nonché una valorizzazione, una sistemazione
storico-critico adeguata, ha restituito una notevole quantità di reperti
bronzei, fra i quali spicca per la sua importanza un modellino di nuraghe
a quattro torri, di cui quella centrale sormontata da una figura di colomba
stilizzata. Esposto al Museo Sanna di Sassari, è un altro celebre bronzetto
proveniente da questo sito e raffigurante un capotribù che porta al guinzaglio
un ariete.
Sennori, Domus de janas dell'Orto del Beneficio Parrocchiale: Rientrati
a Sorso, raggiungiamo il centro dell'adiacente cittadina di Sennori dove,
accanto alla chiesa parrocchiale, visiteremo un gruppo di tombe ipogeiche
scavate nella roccia calcarea, ascrivibili alla Cultura di Ozieri (3500-2700
a.c.) e di notevole interesse sia per le figurazioni che compaiono in
una di esse sia per lo schema anomalo, disordinato e privo di simmetria,
della loro pianta complessiva. Il sito comprende in tutto undici ambienti,
ad alcuni dei quali si accede attraverso un ingresso sopraelevato. In
uno di questi, su una parete suddivisa in riquadri rettangolari da lesene,
sono scolpite in bassorilievo tre protomi taurine (corna di toro: simbolo
forza riproduttrice della natura) di fattura accurata e regolare, ciascuna
delle quali si prolunga verso il basso in una testa estremamente stilizzata.
La singolare ubicazione al centro dell'abitato attuale non ha purtroppo
giovato a queste suggestive sepolture preistoriche che, oltre a versare
in un cattivo stato di conservazione, sono state deturpate da atti di
vandalismo.
Sennori,
Tomba di giganti di Oridda: Da Sennori s'imbocca la provinciale per
Nulvi e dopo poco più di cinque chilometri si svolta a destra per Osilo:
circa quattro chilometri dopo questo bivio, proprio accanto al margine
destro della strada e tuttavia difficile da individuare, si trova la Tomba
di giganti di Oridda, sepoltura collettiva di epoca nuragica (al suo interno
furono ritrovati i resti di 27 individui), cui si accede attraverso una
stele quadrangolare entro la quale è praticato un portello e che è preceduta
da un lungo corridoio o dromos di circa sei metri e mezzo, fiancheggiato
da muri a secco rastremati verso l'alto. Il corridoio sbocca, dinanzi
alla stele, in un'ampia esedra delimitata da pietre confitte verticalmente
nel terreno (ortostati). La particolarità della Tomba di Oridda, che la
differenzia da tutte le altre tombe di giganti conosciute, è data dal
fatto che alla facciata di tipo dolmenico-ortostatico, tipica delle tombe
di giganti, si unisce un vano ipogeico legato alla tradizione delle domus
de janas, con il pavimento ribassato di oltre mezzo metro rispetto al
terreno circostante.
Osilo, Domus di Ittiari: Da Oridda si prosegue lungo la provinciale
per Osilo e, qualche chilometro prima di raggiungere il paese, si imbocca
la strada a scorrimento veloce dell'Anglona in direzione di Sassari: al
secondo viottolo si gira a destra e si prosegue fino al secondo incrocio,
quindi a sinistra fino al passaggio a livello. Di qui, lasciata l'auto,
dovremo proseguire a piedi per circa un quarto d'ora, fino a veder apparire
sulla sinistra del sentiero, allineate ad arte sull'alto fronte del costone
di roccia calcarea, le scenografiche Domus de janas di Ittiari. Le tombe
sono del tipo "a spartito centinato", caratterizzate dall'abbinamento
della sepoltura ipogeica prenuragica con motivi scolpiti nella roccia
viva, che ricordano molto da vicino le stele e le esedre tipiche delle
tombe di giganti di epoca nuragica.
L'archeologo Giovanni Lilliu ipotizza che questi monumenti possano risalire
a una fase di transizione fra civiltà prenuragica e nuragica (Cultura
di Bonnanaro, 1800-1600 a.c.), mentre secondo un altro studioso, Ercole
Contu, si tratterebbe di vere e proprie tombe di giganti che riutilizzano
precedenti sepolture. Resta il fatto che questo particolare tipo di tomba
è particolarmente attestato in un'area piuttosto ristretta del Sassarese,
di cui Osilo costituisce il limite nord-orientale.
Nulvi, Nuraghe e Tempio a pozzo nuragico di Irru: Ritrovata la
strada provinciale, si raggiunge la vicina Osilo e di qui si prende un'altra
bella strada, tortuosa ma panoramica, la statale 127, in direzione di
Nulvi e Tempio. Oltrepassato l'abitato di Nulvi, capoluogo comunale di
uno dei territori a più alta densità di nuraghi di tutta la Sardegna,
si procede ancora per circa tre chilometri verso Tempio. fino a incontrare
sulla destra la deviazione, ben segnalata, per l'area archeologica di
Irru. Il Nuraghe Irru fu rinvenuto alla fine del 1988 durante i lavori
per la ricerca di una falda acquifera: il monumento era completamente
ricoperto dalla terra. L'insieme consta di un nuraghe a pianta complessa
e di un villaggio attiguo. A qualche centinaio di metri un tempio a pozzo,
caratterizzato da una raffinata architettura a tecnica isodoma con conci
in calcare.
I materiali rinvenuti, che testimoniano di una lunga e ripetuta riutilizzazione
del sito, risalgono a tre periodi: all'epoca nuragica (1600-800/700 a.c.),
all'età fenicio-punica (VI secolo a.c.) e all'alto Medioevo. Il complesso
svolgeva un importante ruolo nel territorio perché situato in una zona
pianeggiante, in prossimità di un corso d'acqua e di vie di penetrazione.
La sua economia, basata sulla pastorizia, sull'agricoltura e sull'estrazione
del rame dalle località vicine, permetteva ai nuragici un notevole scambio
con i prodotti del mercato esterno (fenicio, punico e greco).
Tergu, Muraglia e villaggio nuragico di Monte Elias: Tornati sulla
statale 127, ne percorriamo un breve tratto a ritroso fino a incontrare
sulla destra il bivio per Tergu, che dista da questo punto circa dodici
chilometri: poche centinaia di metri prima di entrare nell'abitato di
Tergu, si stacca sulla sinistra della provinciale una carrareccia che
conduce direttamente al Monte Elias, colle trachitico sulla cui vetta,
a 316 metri di altitudine, si ergono i resti imponenti di una poderosa
muraglia nuragica, particolarmente sviluppata sul lato nord, proprio sul
ciglio delta rupe. Le mura, delle quali si può tuttora apprezzare uno
sviluppo longitudinale di ben 120 metri, con un altezza massima di cinque,
furono erette a difesa di un villaggio, del quale sono visibili sparse
e modeste rovine. Nell'area sono stati rinvenuti oggetti d'arredo d'epoca
romana, segno di una prolungata riutilizzazione del sito originano.
Castelsardo, Muraglia megalitica di Monte Ossoni: Da Tergu si prosegue
in direzione di Castelsardo e, giunti a meno di due chilometri dal mare
di Lu Bagnu, si svolta a destra in direzione di Multeddu: raggiunta questa
frazione, si piega a sinistra nella statale 134 per Castelsardo e dopo
circa un chilometro a destra in un lunghissimo e tortuoso sterrato che
in circa 20 chilometri conduce fino alla cima di Monte Ossoni, difesa
in epoca preistorica da un'opera megalitica dall'aspetto possente. Sulla
base del ritrovamento di alcune ceramiche e di altri reperti il complesso
di Monte Ossoni (Monte Solare) viene fatto risalire alla Cultura eneolitica
di Monte Claro (seconda metà del terzo millennio a.c.). La muraglia, costruita
con macigni di grandi dimensioni, è lunga 58 metri e alta 2,4 metri, ed
è orientata a nord-est con andamento convesso. Generalmente confusa con
un nuraghe, è in realtà una cinta di difesa all'interno delta quale si
trovava un abitato preistorico. Di qui, ritornati sulla statale 134, si
raggiunge Castelsardo.
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