Itinerario n° 30 : Chiese di Gallura
Distanza itinerario:
circa 240 km
Percorrenza:
circa 4 ore 30 min.
Soste e visite:
circa 4 ore
Durata itinerario:
da 8 a 9 ore
Tappe dell'itinerario:
- Olbia: Chiesa di San Simplicio
- Luogosanto: Chiesa di San Leonardo
- Luogosanto: Chiesa di San Trano
- Luogosanto: Basilica di N. S. di Luogosanto
- Aglientu: Chiesa di Santu Silvaru
- Trinità d'Agultu e Vignola: Chiesa di San Pietro
- Viddalba: Chiesa di San Giovanni
- S. Maria Coghinas: Chiesa di S. Maria delle Grazie
- Tempio: Cattedrale S. Pietro e Chiesa del Rosario
- Monti: Santuario di San Paolo Eremita

Comuni da visitare: Olbia - Luogosanto - Aglientu - Trinità - Viddalba - S. M. Coghinas - Tempio - Monti

Olbia, Chiesa di San Simplicio: L'itinerario prende le mosse dal centro urbano di Olbia, dove sorge la più importante e maestosa fra le pochissime chiese romaniche della Gallura. Antica cattedrale della diocesi di Civita, poi trasferita altrove all'inizio del XVI secolo (1503), quando la città tornò una seconda volta a spopolarsi in seguito ai drammatici effetti economici della conquista aragonese (che provocò una pesante emarginazione dai traffici commerciali del litorale orientale della Sardegna), la chiesa di San Simplicio fu edificata in tre diverse fasi, a partire dalla fine dell'XI secolo. Nelle fasi successive alla prima l'originale impianto in granito fu alleggerito da inserimenti in cotto e laterizio. L'edificio, in stile romanico pisano con influssi lombardi, ha pianta a tre navate. La facciata tradisce, nella rientranza della parte centrale, la probabile struttura originaria a doppia abside, poi modificata. Nella parte superiore si apre un'ampia trifora risalente alla terza fase della costruzione: al di sopra di questa sono incastonati otto bacili di maiolica (quattro in linea e quattro disposti a rombo).
L'interno presenta due file di pilastri alternati a colonne i cui capitelli, di gusto lombardo, recano scolpite teste d'ariete e volti umani. La navata centrale ha volta lignea mentre le navatelle hanno volta a botte, parte in granito e parte in laterizio. San Simplicio riveste un interesse particolare non solo perché è l'unica grande chiesa romanica della Gallura, ma anche per il materiale usato, il granito, assolutamente inconsueto in un monumento romanico.

Luogosanto, Chiesa di San Leonardo: Partiamo da Olbia lungo la statale 125 in direziono di Arzachena e, dopo una ventina di chilometri, svoltiamo a sinistra nella provinciale per Luogosanto, bella strada che si snoda nel verde delle sughere con improvvise aperture panoramiche sulla valle del Liscia, sia a sinistra, verso l'omonimo lago, sia a destra verso la foce, quasi di fronte all'Arcipelago della Maddalena. Circa tre chilometri prima di raggiungere l'abitato di Luogosanto, che sorge al centro di una costellazione di una dozzina di chiese campestri, si piega a sinistra e, seguendo le indicazioni, si parcheggia l'auto per salire a piedi i 400 scalini che conducono alla piccola, suggestiva chiesa romanica di San Leonardo, eretta nella seconda metà del XII secolo ai piedi del castello di Balaiana, di cui fu la cappella palatina.
La chiesetta domina dalla sommità di un colle un paesaggio ondulato dai vasti orizzonti, con il quale la semplice fabbrica in conci di granito non perfettamente squadrati si fonde in modo armonioso. La facciata liscia e nuda è interrotta soltanto da una finestrella cruciforme, mentre l'unico ingresso si apre sul fianco sinistro dell'edificio. Altro elemento caratterizzante è il tetto, formato, anziché da tegole, da pietrame granitico. La chiesa e il vicino castello, che ospitò in età medievale alcuni giudici di Gallura e fu poi quasi interamente distrutto nel 1442 da Alfonso d'Aragona, sono stati restaurati di recente.

Luogosanto, Chiesa di San Trano: A breve distanza da San Leonardo, sorge in bella posizione panoramica un'altra piccola chiesa campestre ricca di fascino e meta tradizionale di devoti pellegrinaggi: per raggiungerla basterà ritornare sulla strada provinciale e percorrere ancora poco più di un chilometro in direzione di Luogosanto, svoltando quindi a sinistra in una strada ben segnalata che conduce rapidamente a San Trano. Fu eretta nel XIII secolo (forse intorno al 1230) in blocchi di granito che, secondo una tecnica costruttiva allora in voga, hanno letteralmente inglobato e assorbito architettonicamente la spelonca in cui sarebbero state rinvenute, secondo una leggenda, le spoglie dell'eremita Trano, vissuto qui intorno al 500 d.c. insieme con un altro anacoreta, Nicolo. Vuole la tradizione che appunto alla lunga permanenza nella spelonca dei due pii eremiti la contrada di Luogosanto debba il suo nome. All'interno della chiesa, dove l'altare stesso è costituito da un masso granitico, si nota anche una roccia di granito nero, nota come Petra di farru (Pietra di ferro).

Luogosanto, Basilica di Nostra Signora di Luogosanto: Fatto a ritroso il breve percorso fino alla provinciale, si raggiunge subito l'abitato di Luogosanto, pittoresco paese che sorge sul fianco scosceso del Monte Casteddu, con il reticolo delle strette viuzze che si arrampicano su per il pendio. Sotto l'incalzare di pestilenze e incursioni barbaresche la zona, già frequentata in età preistorica, partecipò nel tardo Medioevo del generale spopolamento della Gallura costiera (la spiaggia di Vignola non dista da qui neppure venti chilometri), ma restò a presidiarla la Basilica di Nostra Signora di Luogosanto, eretta verso il XIII secolo, poi ripetutamente rimaneggiata e tuttora oggetto di devozione nell'intera Gallura. Intorno a questo edificio di culto, che aveva continuato ad essere frequentato da pellegrini anche nei secoli di più grave declino, cominciò a formarsi nel primo Ottocento l'embrione dell'attuale paese. La chiesa sorge proprio al centro dell'abitato e vi si celebra all'inizio di settembre una delle feste più frequentate della Gallura.
Ogni sette anni, il giorno delta festa, viene aperta con grandiose celebrazioni liturgiche la Porta Santa, una porta murata posta sul lato sinistro della facciata, che viene richiusa dopo un anno esatto: l'attraversamento della soglia in preghiera consente di ottenere l'indulgenza plenaria. La concessione del privilegio, che la chiesa di Luogosanto condivide con le basiliche maggiori di Roma, è legata appunto al titolo di basilica, assegnato a questo santuario da papa Onorio III nel 1220 circa.

Aglientu, Chiesa di Santu Silvaru: Da Luogosanto si scende al mare per la strada provinciale che, attraversato l'abitato di Aglientu, sbocca sul litorale proprio all'estremità occidentale della spiaggia di Vignola, sotto l'omonima torre spagnola. Di qui si raggiunge a piedi la graziosa chiesetta di Santu Silvaru, che sorge nei suoi austeri paramenti di granito a vista sul promontorio di Punta di Li Francesi, in un suggestivo scenario di mare, vegetazione e rocce granitiche. Santo d'importazione, ma perfettamente integratesi nel territorio. San Silverio era il patrono dei pescatori di Ponza, spesso presenti in questi mari, che eressero in suo onore questa piccola chiesa. Il santo è stato così bene assimilato nella comunità locale da aver mutato il suo nome italiano in quello gallurese di Santu Silvaru.

Trinità d'Agultu e Vignola, Chiesa di San Pietro: Percorriamo adesso un lungo tratto della strada litoranea in direzione di Castelsardo fino a incontrare, proprio di fronte all'Isola Rossa, il bivio per Trinità d'Agultu, dove svolteremo a sinistra verso il paese. Dopo poche centinaia di metri, ancora a sinistra in una stradina asfaltata che conduce rapidamente alla chiesa campestre di San Pietro, sobrio e modestissimo edificio ottocentesco reso però spettacolare sia dalla felice posizione panoramica sulla sommità di un poggio sia dai due magnifici olivastri, antichi e nodosi, che, piegati dal vento, proiettano le loro chiome quasi orizzontali davanti alla semplice facciata a capanna, sormontata da un campanile a vela.

Viddalba, Chiesa di San Giovanni: Da Trinità d'Agultu conviene imboccare la strada provinciale per Badesi, e di qui, attraverso un paesaggio agreste di pascoli e vigneti punteggiato di piccole frazioni, raggiungere Viddalba, centro ubicato all'estremità occidentale della Gallura sulla riva destra del fiume Coghinas. In uno spiazzo campestre ai margini dell'abitato sorgono i ruderi della chiesetta romanica di San Giovanni, risalente alla fine dell'XI secolo. Si può subito osservare una caratteristica che differenzia nettamente questo edificio di culto dagli altri che abbiamo incontrato nella nostra escursione gallurese: la chiesa di Viddalba non è di granito, ma è interamente costruita in conci di arenaria ben levigati e squadrati. Questo elemento basterebbe da solo, a dispetto dell'importanza del confine geografico segnato dal Coghinas nel tratto terminale del suo corso, ad attribuire la chiesa di San Giovanni al romanico dell'Anglona, che ha solide e ramificate radici, piuttosto che a quello della Gallura che, come si è visto, consiste sostanzialmente nella sola isolata eccezione del San Simplicio di Olbia.
Purtroppo di questa bella chiesa, di piccole dimensioni ma di fabbrica elegante e accurata, restano in piedi i soli muri perimetrali e l'abside orientata a sud-est, coperta da una cupola la cui volta era decorata da un affresco ancora in parte riconoscibile. La copertura lignea delle tre navate è invece crollata, anche perché l'edifico fu abbondantemente spogliato nel XIX secolo per fornire materiali ad altre costruzioni.

Santa Maria Coghinas, Chiesa di Santa Maria delle Grazie: Poco più di un ponte separa l'abitato di Viddalba da quello di Santa Maria Coghinas, ma attraversarlo significa passare dalla Gallura al Logudoro. Qui, nel villaggio più periferico dell'Anglona, in una zona che non partecipò della grande fioritura di monasteri soprattutto benedettini che contrassegnò la vita della regione dopo l'anno Mille, si può apprezzare da uno dei segnali più forti e significativi - le chiese - la differenza fra un'area intensamente antropizzata e di solide tradizioni agricole ed una consacrata ad un'economia pastorale e votata a un destino di popolamento sporadico e disperso. In nessun paese, ed anzi, con esclusione di Olbia, in nessuna città della Gallura abbiamo incontrato una chiesa d'impianto romanico d'importanza paragonabile a questa, per modesta che sia, che fu la parrocchiale del piccolo borgo. La sua esistenza, documentata già nel condaghe di San Michele di Salvenero, dovrebbe risalire quanto meno alla metà del XII secolo.
La chiesa fu rimaneggiata ampiamente in epoca successiva, e della primitiva fabbrica romanica non sono riconoscibili che l'abside semicircolare e alcuni tratti del fianco sinistro. Del XIV secolo è la graziosa facciata in conci di arenaria tufacea dalla calde tonalità bruno-rossastra, ornata da archetti ascendenti e da un oculo circolare che si apre in asse col portale centinaio. Nell'interno mononavato è esposta, sull'altare maggiore, una statua lignea della Madonna, di tipologia cinquecentesca.

Tempio Pausania, Cattedrale di San Pietro e Chiesa del Rosario: Anziché riattraversare il Coghinas, scendiamo adesso da Santa Maria verso sud, in direzione di Perfugas, fino a incontrare dopo una decina di chilometri la direttissima Sassari-Tempio. Collocata in posizione dominante quasi al centro della Gallura, Tempio Pausania ne è stata per secoli la "capitale" indiscussa: il suo sviluppo iniziò verso il XIV secolo e s'intensificò nei tre successivi come conseguenza dell'abbandono delle coste sotto la minaccia congiunta degli assalti barbareschi e delle apocalittiche epidemie. Il fenomeno fu così massiccio e generalizzato che, a metà del Settecento, Tempio contava circa il 50% degli abitanti i dell'intera Gallura e che nel 1921, quando Arzachena, per prima, ottenne l'autonomia comunale, il comune di Tempio aveva un territorio di oltre novecento chilometri quadrati, che ne faceva di gran lunga il i più vasto d'Italia. Questa tradizione, di capoluogo, di polo d'attrazione economica e culturale, di punto di riferimento amministrativo e politico si rispecchia nell'austero e compatto centro storico, con i suoi solidi palazzi di granito a vista.
Nucleo primitivo di questo dignitoso centro storico è la piazza San Pietro, scenografica nella sua studiata asimmetria, sulla quale prospettano la cattedrale di San Pietro, la chiesa del Rosario e l'oratorio di Santa Croce, tutte realizzate interamente in i granito a vista. La cattedrale è stata ricostruita nel secolo scorso su un originario impianto tardo-quattrocentesco, del quale sono ancora riconoscibili il portale e il campanile. La più antica è la chiesa del Rosario, che risale al XV secolo e presenta nel prospetto principale motivi stilistici aragonesi (il portale), settecenteschi (il timpano ricurvo dentato) e un fregio in stile tardo-romanico ad archetti pensili.

Monti, Santuario di San Paolo Eremita: Da Tempio imbocchiamo la statale 127 per Olbia e, appena oltrepassato, dopo poco meno di trenta chilometri, l'abitato di Telti, pieghiamo a sud in direzione di Monti: di qui lungo la statale 389 per Ala dei Sardi e, percorsi circa sette chilometri, a sinistra in una tortuosa strada asfaltata che conduce direttamente alla cima del colle sul quale sorge, in bella posizione panoramica, il Santuario di San Paolo Eremita, o Santu Paulu di Monti. Originariamente la chiesa era di dimensioni modeste, ma fu ampliata a più riprese nel XVIII e nel XIX secolo, a riprova di un culto rimasto sempre vivo negli anni. La forma definitiva è del 1890, conseguente ad alcuni interventi volti a realizzare un ampio sagrato. La struttura in granito, con campanile a vela, custodisce anche due pietre miliari romane. Luogo di fede e di pellegrinaggio, accoglie migliaia di fedeli, provenienti da ogni angolo della provincia, per la festa in onore del santo, che si celebra ogni anno dal 16 agosto per alcuni giorni. Dal santuario si ridiscende sulla statale 389, che si percorre in direzione nord fino all'incrocio con la 199: di qui, svoltando a destra, si raggiunge Olbia in una ventina di minuti.


© Contributi Altro Itinerario