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Olbia,
Chiesa di San Simplicio: L'itinerario prende le mosse dal centro urbano
di Olbia, dove sorge la più importante e maestosa fra le pochissime chiese
romaniche della Gallura. Antica cattedrale della diocesi di Civita, poi
trasferita altrove all'inizio del XVI secolo (1503), quando la città tornò
una seconda volta a spopolarsi in seguito ai drammatici effetti economici
della conquista aragonese (che provocò una pesante emarginazione dai traffici
commerciali del litorale orientale della Sardegna), la chiesa di San Simplicio
fu edificata in tre diverse fasi, a partire dalla fine dell'XI secolo.
Nelle fasi successive alla prima l'originale impianto in granito fu alleggerito
da inserimenti in cotto e laterizio. L'edificio, in stile romanico pisano
con influssi lombardi, ha pianta a tre navate. La facciata tradisce, nella
rientranza della parte centrale, la probabile struttura originaria a doppia
abside, poi modificata. Nella parte superiore si apre un'ampia trifora
risalente alla terza fase della costruzione: al di sopra di questa sono
incastonati otto bacili di maiolica (quattro in linea e quattro disposti
a rombo).
L'interno presenta due file di pilastri alternati a colonne i cui capitelli,
di gusto lombardo, recano scolpite teste d'ariete e volti umani. La navata
centrale ha volta lignea mentre le navatelle hanno volta a botte, parte
in granito e parte in laterizio. San Simplicio riveste un interesse particolare
non solo perché è l'unica grande chiesa romanica della Gallura, ma anche
per il materiale usato, il granito, assolutamente inconsueto in un monumento
romanico.
Luogosanto, Chiesa di San Leonardo: Partiamo da Olbia lungo la
statale 125 in direziono di Arzachena e, dopo una ventina di chilometri,
svoltiamo a sinistra nella provinciale per Luogosanto, bella strada che
si snoda nel verde delle sughere con improvvise aperture panoramiche sulla
valle del Liscia, sia a sinistra, verso l'omonimo lago, sia a destra verso
la foce, quasi di fronte all'Arcipelago della Maddalena. Circa tre chilometri
prima di raggiungere l'abitato di Luogosanto, che sorge al centro di una
costellazione di una dozzina di chiese campestri, si piega a sinistra
e, seguendo le indicazioni, si parcheggia l'auto per salire a piedi i
400 scalini che conducono alla piccola, suggestiva chiesa romanica di
San Leonardo, eretta nella seconda metà del XII secolo ai piedi del castello
di Balaiana, di cui fu la cappella palatina.
La chiesetta domina dalla sommità di un colle un paesaggio ondulato dai
vasti orizzonti, con il quale la semplice fabbrica in conci di granito
non perfettamente squadrati si fonde in modo armonioso. La facciata liscia
e nuda è interrotta soltanto da una finestrella cruciforme, mentre l'unico
ingresso si apre sul fianco sinistro dell'edificio. Altro elemento caratterizzante
è il tetto, formato, anziché da tegole, da pietrame granitico. La chiesa
e il vicino castello, che ospitò in età medievale alcuni giudici di Gallura
e fu poi quasi interamente distrutto nel 1442 da Alfonso d'Aragona, sono
stati restaurati di recente.
Luogosanto,
Chiesa di San Trano: A breve distanza da San Leonardo, sorge in bella
posizione panoramica un'altra piccola chiesa campestre ricca di fascino
e meta tradizionale di devoti pellegrinaggi: per raggiungerla basterà
ritornare sulla strada provinciale e percorrere ancora poco più di un
chilometro in direzione di Luogosanto, svoltando quindi a sinistra in
una strada ben segnalata che conduce rapidamente a San Trano. Fu eretta
nel XIII secolo (forse intorno al 1230) in blocchi di granito che, secondo
una tecnica costruttiva allora in voga, hanno letteralmente inglobato
e assorbito architettonicamente la spelonca in cui sarebbero state rinvenute,
secondo una leggenda, le spoglie dell'eremita Trano, vissuto qui intorno
al 500 d.c. insieme con un altro anacoreta, Nicolo. Vuole la tradizione
che appunto alla lunga permanenza nella spelonca dei due pii eremiti la
contrada di Luogosanto debba il suo nome. All'interno della chiesa, dove
l'altare stesso è costituito da un masso granitico, si nota anche una
roccia di granito nero, nota come Petra di farru (Pietra di ferro).
Luogosanto, Basilica di Nostra Signora di Luogosanto: Fatto a ritroso
il breve percorso fino alla provinciale, si raggiunge subito l'abitato
di Luogosanto, pittoresco paese che sorge sul fianco scosceso del Monte
Casteddu, con il reticolo delle strette viuzze che si arrampicano su per
il pendio. Sotto l'incalzare di pestilenze e incursioni barbaresche la
zona, già frequentata in età preistorica, partecipò nel tardo Medioevo
del generale spopolamento della Gallura costiera (la spiaggia di Vignola
non dista da qui neppure venti chilometri), ma restò a presidiarla la
Basilica di Nostra Signora di Luogosanto, eretta verso il XIII secolo,
poi ripetutamente rimaneggiata e tuttora oggetto di devozione nell'intera
Gallura. Intorno a questo edificio di culto, che aveva continuato ad essere
frequentato da pellegrini anche nei secoli di più grave declino, cominciò
a formarsi nel primo Ottocento l'embrione dell'attuale paese. La chiesa
sorge proprio al centro dell'abitato e vi si celebra all'inizio di settembre
una delle feste più frequentate della Gallura.
Ogni sette anni, il giorno delta festa, viene aperta con grandiose celebrazioni
liturgiche la Porta Santa, una porta murata posta sul lato sinistro della
facciata, che viene richiusa dopo un anno esatto: l'attraversamento della
soglia in preghiera consente di ottenere l'indulgenza plenaria. La concessione
del privilegio, che la chiesa di Luogosanto condivide con le basiliche
maggiori di Roma, è legata appunto al titolo di basilica, assegnato a
questo santuario da papa Onorio III nel 1220 circa.
Aglientu, Chiesa di Santu Silvaru: Da Luogosanto si scende al mare
per la strada provinciale che, attraversato l'abitato di Aglientu, sbocca
sul litorale proprio all'estremità occidentale della spiaggia di Vignola,
sotto l'omonima torre spagnola. Di qui si raggiunge a piedi la graziosa
chiesetta di Santu Silvaru, che sorge nei suoi austeri paramenti di granito
a vista sul promontorio di Punta di Li Francesi, in un suggestivo scenario
di mare, vegetazione e rocce granitiche. Santo d'importazione, ma perfettamente
integratesi nel territorio. San Silverio era il patrono dei pescatori
di Ponza, spesso presenti in questi mari, che eressero in suo onore questa
piccola chiesa. Il santo è stato così bene assimilato nella comunità locale
da aver mutato il suo nome italiano in quello gallurese di Santu Silvaru.
Trinità
d'Agultu e Vignola, Chiesa di San Pietro: Percorriamo adesso un lungo
tratto della strada litoranea in direzione di Castelsardo fino a incontrare,
proprio di fronte all'Isola Rossa, il bivio per Trinità d'Agultu, dove
svolteremo a sinistra verso il paese. Dopo poche centinaia di metri, ancora
a sinistra in una stradina asfaltata che conduce rapidamente alla chiesa
campestre di San Pietro, sobrio e modestissimo edificio ottocentesco reso
però spettacolare sia dalla felice posizione panoramica sulla sommità
di un poggio sia dai due magnifici olivastri, antichi e nodosi, che, piegati
dal vento, proiettano le loro chiome quasi orizzontali davanti alla semplice
facciata a capanna, sormontata da un campanile a vela.
Viddalba, Chiesa di San Giovanni: Da Trinità d'Agultu conviene
imboccare la strada provinciale per Badesi, e di qui, attraverso un paesaggio
agreste di pascoli e vigneti punteggiato di piccole frazioni, raggiungere
Viddalba, centro ubicato all'estremità occidentale della Gallura sulla
riva destra del fiume Coghinas. In uno spiazzo campestre ai margini dell'abitato
sorgono i ruderi della chiesetta romanica di San Giovanni, risalente alla
fine dell'XI secolo. Si può subito osservare una caratteristica che differenzia
nettamente questo edificio di culto dagli altri che abbiamo incontrato
nella nostra escursione gallurese: la chiesa di Viddalba non è di granito,
ma è interamente costruita in conci di arenaria ben levigati e squadrati.
Questo elemento basterebbe da solo, a dispetto dell'importanza del confine
geografico segnato dal Coghinas nel tratto terminale del suo corso, ad
attribuire la chiesa di San Giovanni al romanico dell'Anglona, che ha
solide e ramificate radici, piuttosto che a quello della Gallura che,
come si è visto, consiste sostanzialmente nella sola isolata eccezione
del San Simplicio di Olbia.
Purtroppo di questa bella chiesa, di piccole dimensioni ma di fabbrica
elegante e accurata, restano in piedi i soli muri perimetrali e l'abside
orientata a sud-est, coperta da una cupola la cui volta era decorata da
un affresco ancora in parte riconoscibile. La copertura lignea delle tre
navate è invece crollata, anche perché l'edifico fu abbondantemente spogliato
nel XIX secolo per fornire materiali ad altre costruzioni.
Santa
Maria Coghinas, Chiesa di Santa Maria delle Grazie: Poco più di un
ponte separa l'abitato di Viddalba da quello di Santa Maria Coghinas,
ma attraversarlo significa passare dalla Gallura al Logudoro. Qui, nel
villaggio più periferico dell'Anglona, in una zona che non partecipò della
grande fioritura di monasteri soprattutto benedettini che contrassegnò
la vita della regione dopo l'anno Mille, si può apprezzare da uno dei
segnali più forti e significativi - le chiese - la differenza fra un'area
intensamente antropizzata e di solide tradizioni agricole ed una consacrata
ad un'economia pastorale e votata a un destino di popolamento sporadico
e disperso. In nessun paese, ed anzi, con esclusione di Olbia, in nessuna
città della Gallura abbiamo incontrato una chiesa d'impianto romanico
d'importanza paragonabile a questa, per modesta che sia, che fu la parrocchiale
del piccolo borgo. La sua esistenza, documentata già nel condaghe di San
Michele di Salvenero, dovrebbe risalire quanto meno alla metà del XII
secolo.
La chiesa fu rimaneggiata ampiamente in epoca successiva, e della primitiva
fabbrica romanica non sono riconoscibili che l'abside semicircolare e
alcuni tratti del fianco sinistro. Del XIV secolo è la graziosa facciata
in conci di arenaria tufacea dalla calde tonalità bruno-rossastra, ornata
da archetti ascendenti e da un oculo circolare che si apre in asse col
portale centinaio. Nell'interno mononavato è esposta, sull'altare maggiore,
una statua lignea della Madonna, di tipologia cinquecentesca.
Tempio Pausania, Cattedrale di San Pietro e Chiesa del Rosario:
Anziché riattraversare il Coghinas, scendiamo adesso da Santa Maria verso
sud, in direzione di Perfugas, fino a incontrare dopo una decina di chilometri
la direttissima Sassari-Tempio. Collocata in posizione dominante quasi
al centro della Gallura, Tempio Pausania ne è stata per secoli la "capitale"
indiscussa: il suo sviluppo iniziò verso il XIV secolo e s'intensificò
nei tre successivi come conseguenza dell'abbandono delle coste sotto la
minaccia congiunta degli assalti barbareschi e delle apocalittiche epidemie.
Il fenomeno fu così massiccio e generalizzato che, a metà del Settecento,
Tempio contava circa il 50% degli abitanti i dell'intera Gallura e che
nel 1921, quando Arzachena, per prima, ottenne l'autonomia comunale, il
comune di Tempio aveva un territorio di oltre novecento chilometri quadrati,
che ne faceva di gran lunga il i più vasto d'Italia. Questa tradizione,
di capoluogo, di polo d'attrazione economica e culturale, di punto di
riferimento amministrativo e politico si rispecchia nell'austero e compatto
centro storico, con i suoi solidi palazzi di granito a vista.
Nucleo primitivo di questo dignitoso centro storico è la piazza San Pietro,
scenografica nella sua studiata asimmetria, sulla quale prospettano la
cattedrale di San Pietro, la chiesa del Rosario e l'oratorio di Santa
Croce, tutte realizzate interamente in i granito a vista. La cattedrale
è stata ricostruita nel secolo scorso su un originario impianto tardo-quattrocentesco,
del quale sono ancora riconoscibili il portale e il campanile. La più
antica è la chiesa del Rosario, che risale al XV secolo e presenta nel
prospetto principale motivi stilistici aragonesi (il portale), settecenteschi
(il timpano ricurvo dentato) e un fregio in stile tardo-romanico ad archetti
pensili.
Monti,
Santuario di San Paolo Eremita: Da Tempio imbocchiamo la statale 127
per Olbia e, appena oltrepassato, dopo poco meno di trenta chilometri,
l'abitato di Telti, pieghiamo a sud in direzione di Monti: di qui lungo
la statale 389 per Ala dei Sardi e, percorsi circa sette chilometri, a
sinistra in una tortuosa strada asfaltata che conduce direttamente alla
cima del colle sul quale sorge, in bella posizione panoramica, il Santuario
di San Paolo Eremita, o Santu Paulu di Monti. Originariamente la chiesa
era di dimensioni modeste, ma fu ampliata a più riprese nel XVIII e nel
XIX secolo, a riprova di un culto rimasto sempre vivo negli anni. La forma
definitiva è del 1890, conseguente ad alcuni interventi volti a realizzare
un ampio sagrato. La struttura in granito, con campanile a vela, custodisce
anche due pietre miliari romane. Luogo di fede e di pellegrinaggio, accoglie
migliaia di fedeli, provenienti da ogni angolo della provincia, per la
festa in onore del santo, che si celebra ogni anno dal 16 agosto per alcuni
giorni. Dal santuario si ridiscende sulla statale 389, che si percorre
in direzione nord fino all'incrocio con la 199: di qui, svoltando a destra,
si raggiunge Olbia in una ventina di minuti.
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