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Castelsardo, Roccia dell'Elefante: Da Castelsardo
si prende la statale 134 per Sedini e dopo circa quattro chilometri, appena
superato il bivio per Valledoria, si vede apparire sul margine sinistro
della strada uno spettacolare macigno di trachite, che gli agenti naturali
hanno modellato facendogli assumere la curiosa forma di un elefante seduto,
con la proboscide rivolta alla strada. La Roccia dell'Elefante, uno dei
monumenti naturali più celebri della Sardegna, è un masso erratico rotolato
a valle dai monti vicini: i Protosardi del Neolitico lo giudicarono la
sede ideale per ospitare tombe ipogeiche infatti (vi sono due domus dejanas
alla base del macigno). Il masso, la cui esistenza è testimoniata fin
dall'antichità, ha portato per secoli il suo nome tradizionale: Sa pedra
pertunta o pertusa, cioè "la pietra traforata" Fu uno studioso dell'inizio
del Novecento, E. Benetti, ad associarlo per la prima volta all'elefante
nella sua descrizione.
Bulzi,
Foresta pietrificata: Lungo la statale 134 si sale nei bellissimi
paesaggi agresti e solari dell'Anglona fino a Sedini e di qui si prosegue
per Bulzi, prima delle quattro tappe dedicate a un tipo di monumento naturale
davvero unico nel suo genere: la Foresta pietrificata dell'Anglona interna.
Nel corso del Miocene, circa quindici milioni di anni fa, l'intensa attività
vulcanica e sismica sradicò e travolse le foreste che popolavano questa
regione. I tronchi degli alberi furono trascinati a valle e precipitarono
nelle acque di un lago che li avvolse nei suoi sedimenti, provocando un
insolito fenomeno di lenta e perfetta fossilizzazione. La Foresta pietrificata,
con i suoi resti dalle forme bizzarre disseminati per le campagne, interessa
un'area di circa 100 chilometri quadrati, compresa fra i territori dei
comuni di Bulzi, Laerru, Martis e Perfugas. A Bulzi i reperti più interessanti
sono esposti in Comune.
Laerru, Monte Ultana: Da Bulzi proseguiamo per la statale 134 fin
quasi al suo innesto nella statale 127 Sassari-Tempio: subito prima di
questo bivio potremo salire, a destra della strada, in parte in auto e
per il resto a piedi, alla vetta del Monte Ultana, un altipiano troncoconica
caratterizzato da una folta vegetazione a macchia mediterranea, dalla
cui sommità, nonostante la modesta altezza (254 metri), si gode una vista
di notevole ampiezza, sia verso la Gallura a est sia, ad ovest, verso
l'Anglona. Nelle vicinanze, in una zona dove il terreno è scavato in stretti
canyon, una collina artificiale nella quale sono ricavate alcune domus
de janas prenuragiche.
Perfugas, Riu Altana e Foresta pietrificata di Iscia: Raggiunto
l'innesto della statale 127, si svolta a sinistra in direzione di Perfugas
e, immediatamente prima di entrare nell'abitato, a destra in una strada
solo in parte asfaltata che, addentrandosi nella valle del Riu Altana,
conduce ai resti della Foresta pietrificata di Iscia. È questa la zona
del comprensorio più ricca di reperti fossili, molti dei quali ancora
interrati a varie profondità. Quelli visibili, disposti lungo l'argine
del Riu Altana, sono di grosse dimensioni, alcuni forati al centro, altri
invece completamente mineralizzati: tutte le parti lignee si sono cioè
trasformate in roccia assumendo la fisionomia di vere e proprie sculture
naturali. Il Riu Altana, affluente del Coghinas, è diventato un sito di
grande interesse archeologico all'inizio degli anni Ottanta quando, nel
greto del torrente, nel corso di lavori di bonifica dell'alveo, furono
rinvenuti utensili lavorati secondo la tecnica detta "clactoniana" (da
Clacton-on-Sea, nella regione inglese dell'Essex) e ascrivibili al Paleolitico
inferiore: ciò ha consentito di retrodatare d'un sol colpo di almeno 120.000
anni la presenza dell'uomo in Sardegna, che fino allora veniva fatta risalire
al Neolitico. Nel Museo archeologico e paleobotanico di Perfugas sono
esposti esemplari sia di questi manufatti preistorici sia diresti pietrificati
della foresta.
Laerru, Foresta pietrificata: Lungo la strada statale 127 puntiamo
adesso su Laerru: poco prima di entrare in paese troveremo sulla sinistra
la deviazione per la Foresta pietrificata, segnalata da appositi cartelli
e distante non più di tre chilometri. L'ingresso al sito è segnato da
un tronco pietrificato ben visibile in cima a una salita.
Martis, Foresta pietrificata di Carrucana: La stessa statale 127
ci porta adesso fino alle soglie dell'abitato di Martis, dove svolteremo
ancora a sinistra in una comoda strada asfaltata che conduce alla Foresta
pietrificata di Carrucana, ultima tappa di questo interessante itinerario
nell'itinerario. Nel 1964 quest'area venne vincolata come unicum paleobotanico:
qui dei tronchi degli alberi resta infatti solo l'impronta, forse perché
marcirono prima che si completasse la fossilizzazione.
Nulvi, Monte Alma: Da Martis, sempre per la statale 127, ci si
dirige verso Nulvi e dopo circa sei chilometri s'incontra la deviazione
per il Monte Alma, collina calcarea di quasi 500 metri d'altezza, sulla
cui vetta sorge un santuario di fabbrica secentesca, purtroppo deturpato
da un recente, discutibilissimo restauro. Di qui si gode un panorama di
straordinaria vastità sulle mosse colline dell'Anglona, punteggiate qua
e là dalle torri dei nuraghi, la cui frequenza nel territorio di Nulvi
è particolarmente elevata.
Osilo,
Centro storico medievale e Castello dei Malaspina: Superato l'abitato
di Nulvi, proseguiamo per la statale 127 in direzione di Sassari e, dopo
una ventina di chilometri di curve e saliscendi lungo una strada di insolita
bellezza paesaggistica, raggiungiamo L'antico centro di Osilo, arrampicato
ad oltre 600 metri d'altezza sulla vetta di una delle tre caratteristiche
punte dei Monti del Tuffudesu e dominato dalla mole del Castello dei Malaspina.
Già il paese, che conserva un nucleo d'impianto medievale, con strette
viuzze lastricate serpeggianti Lungo le pendici del monte, gode di una
straordinaria posizione panoramica, ma il punto di osservazione ideale
è il castello, cui si sale dal centro dell'abitato per una lunga scalinata.
Di qui la vista spazia grandiosa in ogni direzione: a nord sul Golfo dell'Asinara
(e, nelle giornate più terse, fino alla Corsica), a est sull'Anglona con
le sue mosse colline delimitate sullo sfondo dal massiccio del Limbara,
a ovest su Sassari, la piana della Nurra e la costa di Alghero, a sud
sul Lago di Bunnari e sui colli che separano la Romangia dal Meilogu.
Il castello fu edificato nel XIII secolo dai marchesi di Malaspina, una
potente famiglia di origine ligure giunta per la prima volta in Sardegna
nel 1016, in occasione della crociata bandita da papa Benedetto VIII per
liberare l'isola dalla minaccia degli Arabi. In seguito fu conquistato
dalla famiglia rivale dei Doria, poi dagli Arborea e infine dagli Aragonesi.
Osilo, Valle di San Lorenzo e Mulini di San Lorenzo: Da Osilo si
imbocca la strada provinciale per Tergu e Sennori e la si percorre fino
alla sua biforcazione: qui, lasciato sulla destra il bivio per Tergu,
si supera la frazione di Santa Vittoria e si penetra a poco a poco nella
bellissima valle scavata dal Rio San Lorenzo, sormontata da imponenti
pareti a picco di candida roccia calcarea. Lungo il corso del ruscello
(un affluente del Silis) si susseguono, a rendere ancor più suggestivo
il paesaggio, i mulini idraulici per la macinatura dei cereali. In passato
ne erano attivi circa 60, uno dei quali, il Mulino Pisano, ha chiuso in
epoca recente, verso la metà degli anni Ottanta, ed è stato trasformato
in abitazione. Sul fianco destro dell'edificio si può vedere la grande
ruota di metallo che azionava il meccanismo. Nelle vicinanze vi sono numerosi
altri mulini, in stato di più avanzato degrado e in attesa di un'adeguata
valorizzazione.
Sennori, Passeggiata di S'Iscala: In ampie svolte e costeggiando
per un tratto il corso del Fiume Silis, la strada provinciale ci conduce
ora a Sennori, grosso borgo agricolo disposto ad anfiteatro lungo il fianco
di un colle calcareo in bella posizione panoramica. Nella parte alta dell'abitato
si snoda, partendo da via Roma, la Passeggiata di S'Iscala: di qui la
vista spazia sugli oliveti, le vigne e la pianura sottostante fino al
vicino mare, con panorami del Golfo dell'Asinara che si fanno spettacolari
nelle giornate più terse.
Sorso, Spiaggia e Pineta di Platamona: Attraversato l'abitato di
Sennori, e quello di Sorso che fa ormai tutt'uno con il primo, si imbocca
la strada provinciale per Marina di Sorso, che incrocia dopo un breve
tratto la strada litoranea: di qui, su entrambi i lati, per circa tre
chilometri verso est, fino alla foce del Silis, e sette verso ovest, fino
a Platamona, si estende una grande pineta di rimboschimento, al di là
della quale è il lungo arenile di Platamona e Marina di Sorso, il più
frequentato dai sassaresi (la parte più occidentale della spiaggia ricade
del resto nel territorio comunale di Sassari). La pineta, impiantata in
anni non recenti dal Corpo forestale, ricopre l'esteso sistema dunario
che protegge la spiaggia verso l'interno ed ha in parte soffocato la vegetazione
spontanea, di straordinario valore naturalistico per La presenza di rari
esemplari di ginepro coccolone (Juniperus macrocarpa). Sul lato occidentale,
proprio all'altezza di Platamona, è l'omonimo stagno, privo di sbocco
al mare, dal quale dista circa 600 metri: si tratta di una zona umida
di particolare interesse, dimora di piante poco diffuse (o uniche) in
Sardegna e tappa di migrazione e nidificazione per molti uccelli rari
e a rischio d'estinzione. Pollo sultano, germano, airone bianco e altre
specie di uccelli palustri si aggirano tra i canneti. Almeno sette le
specie vegetali endemiche sardo-corse, tra cui lo zafferanetto di Requien
e la silene di Corsica.
Porto
Torres, Spiaggia di Balai e Chiesa di San Gavino a Mare: Da Platamona,
lungo la strada litoranea, si raggiunge in pochi minuti Porto Torres,
entrando nel centro abitato dalla parte del Lungomare di Balai. Di qui
si può scendere all'omonima spiaggia, circondata da rocce e caratterizzata
dalla sabbia fine e dall'acqua verde smeraldo, colorazione dovuta alla
tipologia mista del fondale marino: sabbioso e stratificato da rocce ricoperte
di vegetazione. A pochi passi dalla spiaggia, sulla sinistra, si scende
dal lungomare alla graziosa Chiesa di Balai Vicino o di San Gavino a Mare,
arroccata su un'alta rupe calcarea a strapiombo sul mare. Di linee semplicissime,
senza abside né campanile, presenta una spoglia facciata sempre intonacata
di calce bianchissima. La chiesa fu edificata nel punto in cui si dice
siano stati rinvenuti i corpi dei martiri Gavino, Proto e Gianuario, santi
protettori della città.
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